Agnese Messina

Parlaci un po' del tuo ultimo libro.
Il romanzo da poco pubblicato, l'ultimo canto della fenice, è una storia d'amore. Ah, il solito romance, direte. Eeeeh no. L'ho scoperto anche io da poco, che non ha i canoni del classico romanzo rosa. Niente uomo figo e potente che conquista la collega ingenua, niente bad boy... E sopratutto niente lieto fine. Nella mia storia ci sono due ragazzini, entrambi acerbi e impacciati, e c'è l'arte. Tanta arte, e il potere dei libri e dei romanzi, capaci di stregare la mente giovane e sensibile di questi due pittori, portandoli a vivere una vita assurda, se misurata sui canoni della società odierna. La trama si snoda su una storia d'amore, ma attraversa l'alienazione, il senso di non appartenenza alle regole della società moderna, che poco si sposa con gli ideali romantici e ottocenteschi di fine ottocento in cui sono immersi invece i due protagonisti. Poi c'è il dramma personale, la lotta tra "amore" e "dovere", affrontata da una ragazzina troppo giovane per venirne a capo. Il senso di colpa, il giudizio sociale e un pizzico di paranormale, che non manca mai nei miei libri.
Da cosa ti è venuta l'idea?
Bella domanda. Da cosa mi è venuta l'idea. Quando ho iniziato avevo solo 17 anni e adoravo inventare storie. Era il mio modo di evadere dal malessere, o dalla noia. L'idea è nata da una sensazione, dal senso di oppressione del "bisogna essere saggi ad ogni costo e fare la scelta giusta". Ho dato una forma a quel pensiero, costruendoci su una trama da zero.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
I miei autori di riferimento emergono di continuo, durante la narrazione, ad un occhio attento. In quel periodo ero intrisa di grandi classici ottocenteschi. Avevo letto da poco Wilde, Flaubert, Zola... e si vede. Sono dei mostri sacri, a cui ogni giorno dico il mio "grazie" per essermi stati da guida nella mia formazione come autrice, oltre che per avermi fatto ottima compagnia nella vita. Chi li conosce un po' potrà facilmente trovare dei piccoli riferimenti al Ritratto di Dorian Gray - la protagonista si guarda allo specchio e si vede ad un tratto irriconoscibile, il suo sguardo è mutato, ha perso tutta la sua bellezza e ingenuità. Niente quadri demoniaci, ma il senso della "colpa" che sporca l'anima, insomma. Emma Bovary è anche citata durante la narrazione.
Secondo te è possibile insegnare a scrivere?
Insegnare a scrivere no. Insegnare come scrivere, sì. Sono ancora un'autrice in erba, e so di avere tanto, tantissimo da imparare. Quando ho scritto questo romanzo avevo solo 17 anni: una bambina. In questi anni ho studiato da autodidatta, e negli ultimi tempi sto seguendo diversi blog, pagine e manuali, proprio per affinare la tecnica. Non sono una linguista, studio altro nella vita. Faccio errori come tutti. Per tale ragione credo sia necessario l'intervento di un Editor, oltre lo studio personale. Ma sono certa di avere ancora molto, moltissimo da imparare sul come scrivere. A scrivere? Qui credo che il concetto sia diverso. L'idea, l'ispirazione, la smania di trascrivere su carta quello che ti si agita nel petto non si impara. Ci si nasce, un po' come la capacità di disegnare. Ho iniziato a scrivere a 7 anni, non potevo farne a meno. E non posso ancora farne a meno. È un'esigenza, come mangiare e bere. Quindi no, se non si ha questa scintilla dentro, temo non si possa creare con l'esercizio.
Qual è la tua opinione sul mondo dell'editoria?
Eh. Sfondi un portone aperto. Ho avuto pessime esperienze in passato. Questo romanzo, 10 anni fa, è stato pubblicato da un "Editore" a pagamento, di cui non faccio il nome. Ero molto giovane e inesperta, e credevo il mondo funzionasse così. Adesso mi rendo conto d ella sciocchezza. Ovviamente il mio romanzo all'epoca non fu mai corretto, promosso, neanche spedito a chi ne facesse richiesta: un disastro. Per tale ragione, pochi mesi fa ho deciso di riprenderlo in mano, correggerlo e pubblicarlo in Self su Amazon. Con questo, non dico che tutto il mondo dell'editoria sia spazzatura, tutt'altro. Credo ci siano delle realtà eccezionali e positive, colme di professionisti seri. Non escludo di tentare la strada dell'editoria, ovviamente free, per il prossimo romanzo.
Cosa dovrebbe fare un bravo autore per promuoversi in modo accattivante?
Oddio, domanda da cento milioni di euro. Se lo sapessi, probabilmente sarei già ricca e famosa! A parte gli scherzi, il mondo della promozione è per me un terreno inesplorato e ostile. Sono una persona molto timida e per niente autocelebrativa. Faccio molta fatica a dire "Ehi gente, comprate il mio libro, perché sono bravissima!". In questo, i social aiutano parecchio. Posso tentare di far conoscere il mio libro a gente mai vista, tramite Facebook ed Instagram, sperando di suscitare il loro interesse. Credo che per "emergere" davvero ci vogliano idee innovative. Riuscire ad entrare magari nei circuiti giusti, farsi promuovere da qualche blogger o youtuber evidente, fare rumore, insomma. Come recita una famosa massima, "Bene o male, l'importante è che se ne parli". Sto ancora tentando di capire come fare. Il mio animo è troppo classico, e non mi destreggio bene in questo mondo social.
Consigliaci un autore emergente.
Bello. Devo dire che in questi mesi tra gruppi, consigli, etc. ho conosciuto molte persone interessanti. Consigliarne uno non è semplice, ma mi sento di puntare l'attenzione su Elisabetta Somaglia. È una scrittrice timida, non fa rumore, e studia moltissimo per migliorarsi e crescere come scrittrice. Credo abbia un grosso potenziale...