Alessandro Zarlatti

Parlaci un po' del tuo ultimo libro.
"Destino Cuba" (Edizioni Ouverture 2020) è la mia seconda raccolta di racconti pubblicata in Italia dopo "Alcune strade per Cuba" del 2014 (al mio attivo ho anche due romanzi pubblicati) ed è la versione italiana, appunto, del libro edito con lo stesso titolo in lingua spagnola dalla Editorial Abril di Cuba nel 2019. Sono 13 racconti ed altrettanti itinerari avaneri che delineano un percorso intessuto tra direttrici reali e interiori dove diventa fragile il confine tra il panorama e gli occhi che quel panorama lo osservano e lo raccontano.
Da cosa ti è venuta l'idea?
Il progetto "Destino Cuba" ha avuto un processo abbastanza lungo. Nato inizialmente per lettori di lingua spagnola e pubblicato in quella lingua, è stato integrato con nuovi racconti, itinerari e immagini fino a farne un libro ben lontano dal suo omologo cubano. Oggi, appena uscito in formato ebook e di prossima edizione cartacea nell'autunno 2020, conferma e forse sorpassa le attese di quei lettori che hanno apprezzato il mio libro di esordio ne strade per Cuba". Ne è nato un diario cubano aggiornato all'attualità, uno strumento atipico per avvicinarsi a quel mondo e, ancor di più, una raccolta di storie che arrivano dritte al cuore di lettori non necessariamente appassionati dell'universo-Cuba.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Ne ho molti di stili diversi e, in molti casi, opposti. Negli anni ho amato visceralmente scrittori come Hemingway, Bukowski, Hammett, Chandler, Ellroy, Scott Fitzgerald, Kerouak, De Lillo, Foster Wallace, ma anche latinoamericani come Marquez, la Allende, Bolaño, Pedro Juan Gutierrez, Padura, Galeano, Amado, Vargas Llosa. Per non parlare dei miei scrittori italiani preferiti: Moravia, Pavese, Pasolini, Tondelli, Ammanniti, Moresco, Veronesi. Ne dimentico sicuramente qualcuno fondamentale ma, in ogni modo, ho cercato nel corso degli anni e con l'evoluzione della mia scrittura, di affrancarmi dall'impronta dei "miei" mostri sacri andando alla ricerca di una voce ed uno stile personali.
Secondo te è possibile insegnare a scrivere?
Non so, ho molti dubbi. Non ho mai partecipato a corsi di scrittura creativa e quindi non ho un'opinione al riguardo ben definita. Credo che sia possibile imparare, questo sì. Credo sia indispensabile leggere molto, moltissimo, e, nell'ottica della scrittura, aver fiducia nel proprio inconscio che con i propri tempi e attraverso le proprie leggi, elabora (o meglio, può elaborare, ma non è mai certo) il materiale accumulato nel corso degli anni in qualcosa di originale e di valore.
Qual è la tua opinione sul mondo dell'editoria?
Per fortuna lavoro con case editrici vere che cercano di valorizzare il lavoro dei propri autori con tutti i mezzi a disposizione. Purtroppo i mezzi sono spesso limitati e quindi tutto diventa un'operazione di creatività a tutto campo e, in molti casi, di fortuna. Dal mio osservatorio non posso che avere una buona opinione del mondo editoriale, anche se conosco l'esistenza di realtà ben diverse e di rapporti impoveriti dall'incompetenza e dall'opportunismo. Un dato generale che preoccupa autori ed editori senza eccezioni è quello più dolente: in Italia si legge pochissimo e si scrive tantissimo. Partendo da questa triste realtà immagino che molti buoni propositi ed eccellenti progetti editoriali siano naufragati e naufragheranno per la brutale legge dell'insostenibilità.
Cosa dovrebbe fare un bravo autore per promuoversi in modo accattivante?
Nell'attualità un autore, qualunque autore, non può pensare che il suo compito si esaurisca dopo l'ultima revisione del libro. Oggi, un autore deve necessariamente promuovere un'immagine pubblica sui social, lo deve fare bene e in modo credibile. Deve pianificare una lunga tournée di presentazioni e deve sfruttare ogni opportunità di uscita pubblica che gli si presenti. Molti autori (anch'io alle prime pubblicazioni) storcono il naso di fronte a questo lavoro di post-produzione, ritenendo di poter parlare soltanto attraverso le proprie opere. Purtroppo non è così, e ognuno di noi se ne rende conto ben presto, e allora l'unico consiglio è: rimboccarsi le maniche e "sporcarsi". Alla fine non è così terribile come si immagina.
Consigliaci un autore emergente.
La mia vicinanza con la letteratura Cubana mi ha fatto conoscere molti scrittori che meriterebbero grandi palcoscenici. Michael Rodriguez Calviño, per citarne uno, è un autore cubano di libri per ragazzi che apprezzo molto. Pur cimentandosi con un genere molto lontano dal mio, gli riconosco gradi capacità narrative e fantasia. Non é propriamente un autore emergente ma é uno che stimo molto. In Italia citerei senz'altro me stesso, se non fosse una citazione sospetta e moderatamente presuntuosa. Ovviamente scherzo! C'è tanto talento sommerso e tanta piccola editoria che sforna libri di altissimo livello (e, ahimè, letti pochissimo) che la lista diventerebbe molto lunga.