FREE DISAGIO – Antologia Poetilica

Una cosa che mi sono sempre chiesto è se fosse la poesia a contare di più o l’onestà di chi la scrive. Nel tempo, dopo svariati inciampi, ho scelto la seconda risposta. E questa raccolta -non solo di parole e bei versi e con dei bei contenuti- ne è la prova. Cinque universi totalmente distanti tra loro riescono a evitare di farsi la guerra e decidono di dar vita ad un piccolo siparietto stracolmo di disagio e autenticità. Ognuno si dimena concentrandosi sull’altro per non perdere l'equilibrio e cadere. Disposti a cerchio, le mani si poggiano sulla spalla del vicino creando un sodalizio non sempre scontato. Quello che accade dentro le loro testoline è un'esplosione di immagini donate al lettore senza voler nulla in cambio. Ti devi solamente sedere e decidere quale emozione vuoi indossare, perché l’antologia ne è piena. Dalla guerra di Piero di De André e le sue profonde riflessioni, al nonno che in guerra c’è stato ma non è morto. Al dottore che riflette su come deve dire ad un bambino che morirà a breve e sul trovare le parole per stessi per dirsi che andrà tutto bene e di essere comunque sempre forti. Poi ci sono i viaggi di Ulisse in Sicilia, il profumo della pizza, quella che sta mangiando Allende e Leopardi che quatto quatto tenta di sorridere dentro uno Slam Poetry. Una donna e il suo decadimento allo specchio, l'amore non troppo forzato, le guerriglie di un Che Guevara interiore, il whisky, gentili riflessioni sulla vita di tutti i giorni e sul da farsi. Ecco chi ho letto: PERSONE. Non c'è nessuna presunzione e nemmeno un piedistallo. Ognuno di loro, con i loro difetti, eccessi, linguaggi sgangherati di approccio alla vita, sono allo stesso livello e sorridono nonostante tutto. E soprattutto sorridono di sé stessi. E con quel ghigno stretto ai denti, vivono. Io li immagino seduti uno accanto all'altro in riva al mare a guardare l'orizzonte e parlare di stronzate. Perché a loro non interessa parlare di poesia quando già la vivono in prima persona. Il lettore si troverà a fare i conti con la follia che ognuno di noi, anche solo per sopperire al grigiore milanese, dovrebbe avere il coraggio di portare a spasso.

dalla prefazione di Livio Spanò