AA.VV.: "Antisociale Vol. 04"

€12.00

Esaurito

Curatore: Giovanni Favazza
Anno edizione: 2016
Pagine: 154 p., ill. , Brossura
EAN: 9788897681298

Cosa significa essere antisociale? Nulla di preciso. Ogni artista che partecipa a questa raccolta ha una sua visione personale a riguardo. C’è chi dice libertà, chi dice provocazione, chi dice denuncia, c’è chi... non ne ha la minima idea ma vuole comunque partecipare all’iniziativa. Sicuramente però ci sono cose che accomunano tutti noi antisociali. Innanzitutto il tentativo di esprimere in maniera artistica i propri mal di pancia. Armati di tastiera, di macchina fotografica, di lavagna grafica, noi ci curiamo (o per lo meno ci medichiamo consapevoli che il segno di alcune ferite ce lo si porterà dietro per sempre). Oltre a ciò, paradossalmente, ci siamo conosciuti tramite un social network. Già, un progetto chiamato ANTISOCIALE che prende vita grazie a un social network. Detta così sembra un po’ una presa per i fondelli ma in realtà ha il suo perché. FaceBook è quella classica cosa moderna, come uno smartphone se vogliamo, che utilizzata in maniera intelligente può essere indiscutibilmente utile. FaceBook è gratuito, quindi io artista emergente (scrittore, musicista, pittore ecc...) ho la possibilità di accrescere la mia visibilità a dismisura senza spendere un centesimo, cosa che in anni così difficili dal punto di vista economico, non è assolutamente da sottovalutare. Molti di noi non hanno un profilo FaceBook perché si sentono soli e vogliono conoscere tante belle persone, ma lo utilizzano come strumento per sponsorizzarsi in quanto artisti. Inoltre, scusate tanto, ma cosa c’è di più antisociale di una persona che comunica con il mondo seduta davanti a un PC? Non parlo solo per me quando dico che la vita sociale, intesa come attività di svago, non è soddisfacente; ci si ritrova a fare spesso le stesse cose, negli stessi posti, con la stessa gente, quasi fossimo obbligati da qualcuno a partecipare alle uscite per locali standardizzati, magari a ballare musica che non ci piace e Antisociale 5 tirare avanti fino a mattina spinti solo da alcol e droghe e con il misero intento di sfogare la frustrazione dovuta a una settimana stressante. Tempo fa ho deciso di smettere di sentirmi obbligato a fare qualsiasi cosa e di iniziare a essere molto selettivo anche per ciò che riguarda le amicizie e gli eventi a cui partecipare. Grazie ad ANTISOCIALE ho conosciuto persone che la pensano alla mia stessa maniera, e un buon numero di loro sono presenti in questo numero. Una precisazione però: noi siamo i primi a condannare la forma di controllo esercitata dai social, le infinite condivisioni di foto di gattini, le pagine ignoranti, le notizie false pubblicate da personaggi politici deplorevoli, i vari “condividi se hai un cuore” o i “filmati che hanno commosso il web…” Tutto questo è merda. Questo lato del social non ci interessa, non ci riguarda e vogliamo sentirne parlare il meno possibile. Noi antisociali facciamo parte di un sistema malato tanto quanto gli altri, ma a loro differenza abbiamo imparato a sfruttarlo al fine di raggiungere i nostri scopi. Che questi siano nobili o no, lo deciderete voi alla fine della lettura. Ciò che posso assicurare è che noi antisociali abbiamo una miriade di cose da dire, o meglio, da comunicare. Insomma, qui si parla di artisti che ogni giorno creano qualcosa, ispirati da un’immagine, da un istante, da un ricordo o da l’ennesima sensazione di disagio. Forse essere un antisociale significa proprio dar voce al disagio in bella forma, cercando di sputare fuori quel boccone amaro che siamo da sempre costretti a buttare giù nostro malgrado. Farci sentire è un nostro diritto e teniamocelo ben stretto, perché per farcelo portare via basta abbassare la guardia per la durata di un battito di ciglia.

Nakai Piana