Giovanni Favazza: "E venne il tempo vietato alle bestie"

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Anno edizione: 2016
Pagine: 128 p., Brossura
EAN: 9788897681243

Immaginate le gambe di una donna partendo dalle caviglie, e poi salite sempre più su -fra la carne rosea nuda- acquistano sempre più forma; sempre più carne, fino a fermarsi nel segreto di un vestitino corto, ma abbastanza lungo da nascondere un frutto che di proibito ha solo il nome. Ecco, ora provate ad immaginare che questa immagine così voluttuosa si estenda in parole audaci diventando Romanzo: “E venne il tempo vietato alle bestie”. Avete avuto una dimostrazione dell’inebriante sensazione che può dare il realismo nudo e crudo dell’Autore Favazza. Una storia superomistica che narra di un amore: superomistica in quanto l’amato viene quasi scelto, viene preso, scovato per le sue qualità non visibili ad occhi comuni. Ma non a lei. Si Perché il poeta, anche il più beat vive sempre sulla sua torre d’avorio; non ha nulla a che fare il poeta con la folla e né la folla con lui, e tanto meglio. Il super uomo Nietzschiano si fa uomo Post-moderno. Ed è quasi una poesia quella donna, che si fa carne e viene a bussare alla porta dei sensi del giovane personaggio. Aveva solo 24 anni quando uscito dalla giovinezza scapestrata, iniziava la giovane maturità, quella ove se sei scrittore lo si vede e lo si sente: le parole acquistano vita e saltano agli occhi del lettore, si aggrappano alle palpebre, entrano nelle mutande e non si arrendono se non dopo tre orgasmi; scivolano sul collo; sussurrano agli orecchi, e solo se sei fortunato ti lasciano dormire. Gli artisti sono sfortunati, la notte è fatta per scrivere. Tra un vaffanculo ed una bottiglia, che è linfa vitale, serbatoio per l’ispirazione, il nostro autore ci ha donato un minimalismo Hemingwayano che mi ricorda tanto il Romanzo, “Avere e non avere” dell’autore americano, dove il quotidiano entra nella scena non per dirci qualcosa di nuovo ma per portarci a casa. Nessun tempo troppo lontano ci serve se stiamo perdendoci il presente. Ecco il presente palesato! Sembra dirci il Favazza “vi svelo un segreto, non esiste nessun segreto”. E cosa c’entra la torre d’avorio con il realismo Hemingwayano? si chiederanno gli attenti lettori.
La torre d’avorio esiste per ogni artista, chi ha il coraggio di scendere da essa e raccontare con la semplicità che contraddistingue lo stile minimalista, il segreto che segreto non è, Può dirsi sicuramente coraggioso. Scrivere è un atto di coraggio. Un atto capace di mettere in discussione le piccole verità e rivalutare i vecchi schemi. E’ necessario che questi goffi uccelli scendano tra i mortali per soffiare nuovi dubbi. Il Dubbio -diceva Borges- è il secondo nome di Intelligenza.

Antonio Setola Barbone


Giovanni Favazza. Adrano CT 08/04/72. Un’infanzia ribelle, turbolenta, e stravagante.
Dopo le medie non volle più saperne di istituzioni e regole e andò a lavorare ovunque per sentirsi più autonomo. A quattordici anni si diede all’alcol e non capacitandosi bene con la realtà circostante cominciò a scrivere i suoi pensieri.