Giovanni Favazza: "Paturnie con ghiaccio"

€12.00

Esaurito

Anno edizione: 2015
Pagine: 144 p., Brossura
EAN: 9788897681144

La poesia di Favazza non è docile e assoggettabile a una qualche corrente letteraria, non persegue un obiettivo di riconoscimento e non vuole piacere a tutti i costi. Certamente i versi soffrono di un compiacimento estremo verso il soggetto degli stessi: l’autore, il creatore, il deus ex machina, bevitore di alcool e di vita, gaudente e fiero seduttore e insieme sedotto di donne e di libertà, autoaccentratore egocentrico, puttaniere della parola. Favazza non usa mezzi termini, non si regola a cadenze fisse, lo stilema della sua scrittura va pari passo col carattere dell’uomo, si squaderna nella sua eccentrica sincerità, non ricercando lirici effetti speciali poiché già lo stile innato della sua schiettezza è di per sé un marchio di fabbrica di questa sua eleganza da volgo, popolare e insieme sofisticata. Le poesie raccolte in questo nuovo libro di Giovanni Favazza, “Paturnie con ghiaccio”, sono come tanti tasselli identifica-tivi di un grande e pittoresco mosaico che racchiudono uno squarcio di vita, di vita vera, di sacrosanto diritto alla ribellione allo status quo, agli umanoidi che ci circondano travestendosi da umani, di bevute di assenzio e alcool a profusione, tonnellate di sigarette, intimi canti d’amore per la donna, la fica, il blues: questa musica che aleggia, echeggia e riecheggia nei versi scritti e nella vita che si dispiega da essi, creando toni beffardi e arguti, versi che svelano dileggiando le psicopatologie moderne in maniera sincopata, cioè con altalenanti ritmi forti e deboli in successione. Per Favazza è dunque d’obbligo un neologismo: la sua scrittura poetica la si può definire sincopatologica, e poi selvatica, mai ossequiosa.
È ritmo rivolto all’ossessione.
Ossessione di eccedere, di incedere, di incidere.
Ossessione di vivere.

Alessandro Pedretta.


Giovanni Favazza. Adrano CT 08/04/72. Un’infanzia ribelle, turbolenta, e stravagante.
Dopo le medie non volle più saperne di istituzioni e regole e andò a lavorare ovunque per sentirsi più autonomo. A quattordici anni si diede all’alcol e non capacitandosi bene con la realtà circostante cominciò a scrivere i suoi pensieri.